A MIO PADRE
Quando
in quell'alba scura
la falce cieca
tagliò il tuo filo
non capivo.
Allora corsi,
pregai,
bestemmiai.
Poi giovane virgulto
mi dimenticai.
Uomo fatto
stasera
in questo imbrunire
ti rivedo
dietro al banco
dove le tue forbici lustre
correvan tagliando
le stoffe.
E sulle labbra
mi rimase salso
quando ti baciai
l'ispida guancia!
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