venerdì 30 novembre 2007

Mio figlio Adriano

Quando nacque, quasi ventisei anni fa, e lo presi per la prima volta in braccio il suo volto si trasformò, per un istante, in quello di mio padre. Allora fui certo che la "linea di sangue" era completa e che quel bambino era il completamento della mia vita e la prosecuzione della vita di mio padre che avevo perso tanti, troppi anni prima.

Oggi quel bimbo è un uomo impegnato in un'attività intellettualmente molto elevata: è stato assegnista di ricerca presso il Politecnico di Milano ed ora ha vinto ben due concorsi per l'ammissione alla Scuola di Dottorato dello stesso Politecnico. E' per me una grande, grandissima gioia e soddisfazione.

Spesso, chiudo gli occhi e ne rivedo il progredire nella vita. I primi incerti passi, il primo esame superato per l'ammissione alla seconda elementare, l'esame della terza media, il diploma con una discussione di una tesina sulla Teoria della Relatività, la Laurea, la Laurea Magistrale. Ma anche i suoi successi sportivi: vincitore dei cento metri piani ai giochi comunali della gioventù in seconda media, la militanza attiva in squadre di pallacanestro vincendo tutto quanto c'era da vincere per un ragazzo fino ai sedici anni ed altro ancora.

Cosa può fare un padre se non dire grazie a Dio per questo figlio?

2 commenti:

aDrIaNo ha detto...

Caro Papà,
io non riesco a esprimere quello che sento dopo le tue parole come fai tu con le tue sensazioni, però ti dico che è una cosa bellissima sapere queste cose.
Grazie a te, che sei mio padre, per avermi dato sempre la possibilità di decidere da solo e il supporto per fare tutto quello che ho fino ad ora fatto.

La nostra famiglia è la cosa più importante che ci sia per me!


A

Anonimo ha detto...

è molto bello assistere a questo dialogo tra padre e figlio. io non ho (ancora?) avuto questa fortuna. complimenti a voi